“Corro per correre. Se vinco, tanto meglio”

20 Maggio 1973. A Monza è in programma il Gran Premio delle Nazioni di motociclismo. Il tracciato non è perfetto. Il manto, all’entrata del Curvone, è irregolare e può compromettere la stabilità delle moto. E i guard rail sono troppo vicini, anche se protetti da balle di paglia.

Fra gli iscritti alla 250 e alla 350 cc c’è Renzo Pasolini, il Paso. Nato fra i motori, aveva iniziato col cross, alternando circuiti e ring per nutrire l’altra sua grande passione: la boxe. Poi le gare in pista.

Sulle due ruote, da subito, aveva mostrato un talento ed un’attitudine particolari. Istinto e attacco costante, in equilibrio precario fra rischio e calcolo. Unico nello stile, si sedeva quasi fuori dalla sella della moto e, nelle curve a cadere, sembrava sempre sul punto di andar giù. Ma ne usciva. Veloce.

Impennava. Piegava. Sfidava.

Si dice che, una volta, guidò sulla superficie ghiacciata di un lago. Che si ruppe, regalandogli un tuffo gelato. La moto venne recuperata e lui si meritò un bagno caldo e una bella tirata di orecchie. Una delle tante, per uno che, irriverente e fuori dagli schemi, sembrava indifferente al proprio talento. Sembrava.

Perché i risultati dicevano e avrebbero detto altro. 46 gare del Mondiale a punti, con 6 vittorie e 35 podi. Terzo assoluto in 350 nel 1966, nel 1970 e nel 1972. Secondo nella stessa categoria nel 1968 e, quattro anni dopo, in 250. Senza dimenticare le spettacolari battaglie con Giacomo Agostini, il più titolato e, probabilmente, il più grande motociclista di ogni epoca.

Il tutto alla guida delle Benelli o della Aermacchi, anche ibridate Harley-Davidson. Come quelle, raffreddate ad acqua, sulle quali sale in quel giorno del 1973.

Nella 350 Pasolini parte male e Agostini se ne va. Sembra già finita, ma inizia lo spettacolo. Renzo rischia, recupera secondi, conquista giri veloci. Raggiunge il rivale, lo supera, lo stacca. Il traguardo è lì, ma la moto si rompe e lui torna ai box camminando. Il pubblico, tutto in piedi, lo applaude.

Poco dopo si riparte sulle 250. Il Paso abbassa la visiera del casco sugli occhiali da miope e scatta in testa. Brucia il rettilineo e raggiunge il Curvone, sempre primo. Ma succede qualcosa e perde il controllo della moto, che finisce contro il guard rail e rimbalza in pista, colpendo l’altro pilota che arriva. Muoiono entrambi. Renzo Pasolini a 35 anni e Jarno Saarinen a 28.

15 e 17 del 20 Maggio 1973. 47 anni fa.