La prima volta

Il 1950, anno del primo Mondiale di Formula 1, ha visto la Ferrari spettatrice quasi impotente dei trionfi Alfa Romeo. Unica nota positiva, il secondo posto conquistato nell’ultima gara della stagione, a Monza, dove una vettura con motore aspirato da 4500 cc ha sostituito quella con propulsore ad aria compressa.

L’auto è diventata più competitiva e se ne ha conferma nel primo Gran Premio della stagione successiva, in Svizzera, quando Piero Taruffi e la sua 375 chiudono alle spalle dell’Alfa del vincitore Fangio. Nella successiva gara europea, in Belgio, le Ferrari di Alberto Ascari e Luigi Villoresi, precedute dall’Alfa di Farina, salgono sui due gradini più bassi del podio, mentre a Reims, in Francia, il secondo posto va alla Rossa di José Froilan Gonzalez, dopo un lungo duello col solito Fangio e, soprattutto, con la solita Alfa Romeo.

Per i suoi connazionali argentini, Gonzales è el Cabezon. Gli italiani, invece, lo chiamano il Toro della Pampa, perché ne apprezzano quello stile di guida arrembante che, da lì a poco, ameranno ancora di più.

Silverstone, Giovedì 12 Luglio 1951, prove del Gran Premio del Regno Unito, quinta tappa del Campionato del Mondo di Formula 1.

Al via c’è anche Gonzalez, a cui Enzo Ferrari, dopo Reims, ha offerto un contratto a tempo pieno in sostituzione di quello a gettone. Insieme a lui, sulle monoposto del Cavallino, Ascari, Villoresi e, su una Thinwall Special della scuderia privata GA Vandervell, Peter Whitehead. Obiettivo: interrompere il predominio dell’Alfa Romeo, vincitrice del Campionato 1950, in testa in quello in corso e, soprattutto, prima in tutte le gare disputate nel biennio, ad eccezione delle due edizioni della Indianapolis 500, cui, però, hanno partecipato soltanto piloti e vetture USA.

Già dai primi giri, il duello è fra le Rosse e le auto del Biscione. Ne esce in testa el Cabezon, che stacca nettamente, nell’ordine, Fangio e Farina su Alfa, i compagni di scuderia Ascari e Villoresi, Sanesi e Bonetto, anch’essi su Alfa, e la privata di Whitehead. Dietro i primi otto, il vuoto.

Venerdì 13 la pista è bagnata. Impossibile migliorare i tempi del giorno precedente. Ferrari in pole.

Al via della gara, Sabato 14, oltre 50mila spettatori assistono allo splendido scatto di Bonetto, che, in pochi metri, da settimo diventa primo. Non dura, però. Già al secondo giro, Gonzalez è di nuovo in testa e Fangio lo insegue. Un argentino contro un argentino, una Ferrari contro un’Alfa.

Alla decima tornata Fangio passa, ma il Toro resta in scia. Staccati Farina, Ascari, Bonetto e Villoresi. È solo Biscione contro Cavallino.

Gonzalez rischia, sfiora e tocca le balle di paglia delle curve, segna il record al giro 38 e al 39 torna primo. Quando si ferma ai box per rifornire e cambiare gli pneumatici, offre l’auto ad Ascari, che ha avuto un problema alla sua. Riparte, dopo il rifiuto del compagno di scuderia, e riconquista la vetta, perché, malgrado tutto, la sua sosta è stata molto più rapida di quella di Fangio.

Non ce n’è più per nessuno. La 375 numero 12 del Cabezon conquista la prima vittoria della storia iridata della Ferrari. Fangio è secondo. Villoresi approfitta del ritiro di Farina e chiude terzo, completando il trionfo del Cavallino.